In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Povertà, prevista il 17 ottobre, questo mese ospitiamo la rubrica “Migrazioni, identità e resistenza nel mondo arabo”, a cura degli esperti di The Middle East Nerds. La povertà non è solamente una questione di carenza di risorse materiali, ma si manifesta anche attraverso esclusione sociale, mancato godimento dei diritti, privazione della libertà di scelta. Per questo, abbiamo scelto di dare spazio ad approfondimenti glottologici e storici sul mondo arabo, per imparare a conoscere senza farsi fuorviare da pregiudizi e slogan. Stavolta parliamo di perseveranza e resistenza attraverso l’analisi glottologica del termine arabo “Sumud”, diffusosi anche nei nostra media nel racconto della diaspora palestinese.
L’attività è svolta in collaborazione con i progetti SAI MSNA e SAI Ordinari della Cooperativa Sociale CAPS.
Che cosa significa صمود – ṣumūd?
Deriva dalla radice trilittera ص ـ م ـ د
(ṣ-m-d).
La stessa radice da cui deriva:
صَمَد — ṣamad → saldo, incrollabile, verso cui ci si rivolge.
صُمود — ṣumūd → fermezza, perseveranza, capacità di rimanere saldi davanti alle difficoltà.
Quindi ṣumūd non è semplicemente “combattere”. È anche:
rimanere
resistere
perseverare
continuare
La traduzione: ṣumūd ≠ resilienza
In italiano oggi usiamo tantissimo “resilienza” come possibile traduzione.
Ma attenzione:
resilienza → capacità di affrontare e superare una difficoltà.
ṣumūd → oltre alla perseveranza individuale, può contenere dimensioni collettive, territoriali, identitarie e politiche.
Quindi, tradurre ṣumūd semplicemente come “resilienza” rischia di far perdere una parte importante del suo significato.
Ma cos’è davvero il ṣumūd?
Nel contesto palestinese, ṣumūd è diventato un concetto legato alla permanenza e alla capacità di continuare a vivere sulla propria terra, nonostante fenomeni di occupazione, espropriazione, restrizioni e violenza.
Ma ṣumūd può manifestarsi in forme quotidiane:
coltivare la propria terra
restare nella propria casa
studiare
crescere i propri figli
cucinare e tramandare ricette
mantenere musica e tradizioni
parlare la propria lingua
sostenere la propria comunità.
Non è necessariamente un gesto spettacolare.
A volte, è semplicemente continuare.
Il ṣumūd palestinese
Il concetto di ṣumūd si è affermato particolarmente nel discorso politico e sociale palestinese a partire dagli anni ‘60-’70, anche come risposta alla necessità di mantenere la presenza palestinese sul territorio.
E qui c’è una distinzione importante:
ṣumūd non indica necessariamente una singola forma di resistenza.
È piuttosto una postura, una forma di perseveranza e di attaccamento alla propria terra e comunità.
Il rapporto tra ṣumūd e terra
شجرة الزيتون
shajarat al-zaytūn
l’albero di ulivo
L’ulivo è diventato uno dei simboli più riconoscibili della Palestina e viene spesso associato a radicamento, continuità e permanenza.
Per generazioni, l’ulivo ha avuto un ruolo economico, familiare e culturale nella vita rurale palestinese. Per questo, è diventato anche un potente simbolo di radicamento e continuità.
L’ulivo come atto di ṣumūd
In Palestina, nella realtà dell’occupazione coloniale israeliana, gli ulivi millenari palestinesi vengono da anni sradicati, danneggiati e incendiati, per favorire l’espansione degli insediamenti illegali dei coloni. Questo crea, inoltre, danni gravissimi all’ecosistema.
In alcuni casi, i palestinesi si sono letteralmente legati agli alberi per impedire che venissero sradicati.
Proteggere un ulivo può diventare un atto di resistenza.
Restare accanto a quell’albero diventa ṣumūd: opporsi allo sradicamento della terra, della memoria e della propria presenza.
Dall’altra parte del Mediterraneo
Anche in Puglia, l’ulivo è parte del paesaggio, dell’economia e della cultura.
Custodirlo significa mantenere un legame con la terra e le generazioni passate.
Nonostante difficoltà e Xylella, quelle radici continuano a raccontare la capacità di resistere e ricominciare.
Due terre lontane, unite anche da un albero.
PALESTINA
terra · memoria · appartenenza · ṣumūd
PUGLIA
terra · memoria · comunità · identità
Esperienze diverse, ma unite da un forte valore culturale, affettivo e simbolico.
Focus: e la Global Sumund Flotilla?
Il concetto di ṣumūd è arrivato anche nel linguaggio della solidarietà internazionale.
أسطول الصمود العالمي
Usṭūl al-Ṣumūd al-ʿĀlamī
Global Sumud Flotilla
Il nome richiama volutamente il concetto palestinese di ṣumūd, portandolo in una dimensione internazionale.
Il ṣumūd non significa necessariamente stare fermi.
Significa non rinunciare
L’ulivo lo esprime attraverso il radicamento.
La flottiglia attraverso il movimento.
Restare saldi e, allo stesso tempo, mettersi in viaggio.
Ghurba è la distanza da casa.
Sumūd è la forza di continuare a costruire, anche lontano.
Le radici non sono solo ciò che ci lega a un luogo.
Sono ciò che ci permette di crescere.
E tu, dove senti le tue radici?
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Il prossimo e ultimo appuntamento con la rubrica “Migrazioni, identità e resistenza nel mondo arabo” è previsto per martedì 27 ottobre! Continuate a seguirci per non perdervi il prossimo approfondimento!
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