“Migrazioni, identità e resistenza nel mondo arabo”: la parola ghurba

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In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Povertà, prevista il 17 ottobre, questo mese ospitiamo la rubrica “Migrazioni, identità e resistenza nel mondo arabo”, a cura degli esperti di The Middle East Nerds. La povertà non è solamente una questione di carenza di risorse materiali, ma si manifesta anche attraverso esclusione sociale, mancato godimento dei diritti, privazione della libertà di scelta. Per questo, abbiamo scelto di dare spazio ad approfondimenti glottologici e storici sul mondo arabo, per imparare a conoscere senza farsi fuorviare da pregiudizi e slogan. Stavolta analizziamo il termine arabo “Ghurba”, la cui radice è collegata a ciò che è straniero, lontano, occidentale.

L’attività è svolta in collaborazione con i progetti SAI MSNA e SAI Ordinari della Cooperativa Sociale CAPS.

Che cosa significa “Ghurba”?

الغُربة — al-ghurba

La parola deriva dalla radice araba غ ـ ر ـ ب (gh-r-b), collegata all’idea di ciò che è lontano, straniero, occidentale.

Dalla stessa radice troviamo:

غَرِيب — gharīb → straniero, estraneo

غَرْب — gharb → occidente

غُرُوب — ghurūb → tramonto

غُرْبَة — ghurba → lontananza, estraneità, condizione di chi è lontano da casa.

Curiosità: che cosa c’entrano il tramonto e la lontananza?

In arabo غُرُوب — ghurūb = tramonto

المغرب — al-Maghrib =

“luogo del tramonto”, Occidente e nome arabo del Marocco.

Entrambe condividono la radice:

غ ـ ر ـ ب

Una radice legata a ciò che si allontana, scompare, diventa estraneo.

Una stessa radice per raccontare ciò che scompare all’orizzonte e ciò che sentiamo lontano da noi.

Ma “ghurba” non è semplicemente nostalgia

Dire che ghurba significa semplicemente “nostalgia” (che viene tradotta in arabo con la parola ḥanīn ) è riduttivo.

Perché può contenere contemporaneamente:

lontananza + nostalgia + estraneità + sradicamento + solitudine + desiderio di appartenenza.

E soprattutto non riguarda necessariamente soltanto il Paese d’origine.

Può riguardare persone, famiglia, lingua, quartiere, abitudini, odori, suoni, rituali.

Non è soltanto essere lontani.

È sentirsi lontani.

Quando la ghurba diventa poesia

Ahmed Shawqi, uno dei più importanti poeti egiziani, visse l’esilio in Spagna a partire dal 1915.

Lontano dall’Egitto scrisse:

غُرْبَةٌ وَحَنِينٌ

Ghurba wa Ḥanīn

Lontananza e nostalgia

E si chiedeva:

وَسَلَا مِصْرَ هَلْ سَلَا الْقَلْبُ عَنْهَا؟

“Il cuore ha forse dimenticato l’Egitto?”

La distanza geografica diventa così memoria, desiderio e appartenenza.

Ma la ghurba cambia nel tempo

Per Mahmoud Darwish, poeta palestinese contemporaneo, la lontananza non riguarda soltanto un luogo lasciato alle spalle.

Può diventare una domanda sull’identità:

فمن أنا؟

“Allora, chi sono io?”

Nell’esperienza dell’esilio palestinese, casa, memoria, identità e appartenenza si intrecciano continuamente.

La ghurba può quindi essere anche sentirsi stranieri in un luogo che dovrebbe essere casa.

E quando si arriva?

La ghurba non necessariamente finisce attraversando una frontiera.

Per chi migra, arrivare significa spesso imparare a orientarsi in una realtà nuova:

una lingua → un lavoro → i servizi → i diritti → nuove relazioni → autonomia

E, al contempo, continuare a portare con sé una lingua, una famiglia, una memoria, un modo di vedere il mondo.

Dalla ghurba all’appartenenza

È anche qui che entra in gioco il lavoro dell’accoglienza.

Partiamo da una parola araba per parlare di qualcosa di molto concreto: accompagnare le persone nella costruzione di una nuova quotidianità.

Non significa cancellare ciò che è stato.

Significa creare le condizioni perché, accanto alla casa lasciata, possa diventare possibile sentirsi a casa anche altrove.

أين البيت؟

Ayna al-bayt?

Dov’è casa?

Forse in un luogo.

Forse in una lingua.

Forse nelle persone che ci aspettano.

Forse, dopo una migrazione, casa può diventare più di un posto.

E per te, cos’è casa?

Il prossimo appuntamento con la rubrica “Migrazioni, identità e resistenza nel mondo arabo” sarà martedì 20 ottobre. Continuate a seguirci sui nostri canali social Facebook e Instagram per non perdervi il prossimo approfondimento!

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