In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Povertà, prevista il 17 ottobre, questo mese ospitiamo la rubrica “Migrazioni, identità e resistenza nel mondo arabo”, a cura degli esperti di The Middle East Nerds. La povertà non è solamente una questione di carenza di risorse materiali, ma si manifesta anche attraverso esclusione sociale, mancato godimento dei diritti, privazione della libertà di scelta. Per questo, abbiamo scelto di dare spazio ad approfondimenti glottologici e storici sul mondo arabo, per imparare a conoscere senza farsi fuorviare da pregiudizi e slogan. Cominciamo con un’analisi del termine arabo “Hijra”, letteralmente “migrazione”, approfondendo diaspore storiche e contemporanee, un fenomeno antico quanto l’umanità.
L’attività è svolta in collaborazione con i progetti SAI MSNA e SAI Ordinari della Cooperativa Sociale CAPS.
Da dove deriva?
In arabo significa migrazione, spostamento, lasciare un luogo per raggiungerne un altro.
Ma migrare non significa solo cambiare territorio: significa, spesso, lasciare una parte della propria vita e costruirne una nuova. È un termine che oggi richiama immediatamente l’Islam, ma il suo significato va oltre l’evento storico e coinvolge da sempre nella storia dell’umanità persone di diverse fedi, etnie e culture di tutto il globo.
Migrare: un fenomeno antico quanto l’umanità
Spostarsi fa da sempre parte della natura umana per diverse ragioni:
- per cercare sicurezza;
- per sfuggire a guerre e persecuzioni;
- per trovare lavoro e nuove opportunità;
- per ricongiungersi con la propria famiglia.
La migrazione non è un’eccezione nella storia: è una delle esperienze che hanno formato le società.
La Hijra nella storia islamica
Nel 622 d.C. il Profeta Muhammad e i primi musulmani lasciarono la Mecca per raggiungere Yathrib, la futura Medina.
Questo evento, conosciuto come hijra (الهجرة), non fu solo uno spostamento geografico, ma una svolta nella storia dell’Islam: dalla comunità perseguitata dei primi credenti nacque la umma (أُمّة), la prima comunità musulmana organizzata. Una curiosità: il calendario islamico non inizia dalla nascita del Profeta né dalla rivelazione del Corano, ma proprio dalla hijra. Nel 638 d.C. il califfo ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb scelse questo evento come punto di partenza perché rappresentava la nascita di una nuova comunità e di una nuova era. Per questo il 622 d.C. corrisponde all’anno 1 del calendario islamico (1 AH, Anno dell’Egira).
Il significato della hijra va oltre la storia religiosa
Nella tradizione islamica è diventata anche il simbolo del lasciare una condizione difficile per cercare sicurezza, libertà e un nuovo inizio.
Attenzione!
La migrazione per fuga da persecuzioni o ricerca di sicurezza esisteva già molto prima dell’Islam ed è presente in molte culture e tradizioni religiose, tra cui anche quella cristiana. La hijra è il termine con cui la tradizione islamica indica un evento storico specifico, ma non nasce con essa il fenomeno migratorio.
Dalla hijra alle diaspore contemporanee
Oggi la parola ci permette di riflettere su altre forme di migrazione nel mondo mediorientale e nordafricano. Ci permettono di capire che le migrazioni, in realtà, sono un fattore socio-politico e prescinde dalla religione o dall’etnia. Non tutte le migrazioni hanno la stessa storia o le stesse cause, ma tutte raccontano il rapporto tra:
- territorio;
- identità;
- memoria;
- appartenenza;
- esilio.
Attenzione!
Ricordiamo che i migranti provenienti dal Medio Oriente (a cui possiamo riferirci utilizzando la dicitura meno eurocentrica Asia sud-occidentale) e Nord Africa non necessariamente significa che siano musulmani o arabi.
Ci sono anche persone di comunità cristiane e non arabe: le comunità in queste aree geografiche non sono così omogenee come immaginiamo.
Diaspore nordafricane: il Mediterraneo come spazio migratorio
Contesto storico: La diaspora palestinese è una delle più significative dell’Asia sud-occidentale contemporanea. Il suo momento centrale è il 1948, con la nakba (“catastrofe”), quando centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le proprie case durante la nascita dello Stato di Israele. Da allora sono state condannate all’esilio tutte le comunità presenti: musulmane, cristiane e persino ebree.
(sì, esistono tanti arabi ebrei originari del Levante, così come tanti cristiani!)
A questa prima ondata si aggiunsero altri spostamenti:
- la guerra del 1967 e l’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza;
- guerre e instabilità nei Paesi ospitanti (come Libano e Siria).
Ancora oggi l’operazione di svuotamento della Palestina continua da Gaza alla Cisgiordania, ma si estende anche in Libano e Siria.
Per molte comunità palestinesi il legame con la terra d’origine continua attraverso:
- il ricordo dei villaggi perduti;
- la trasmissione familiare della storia;
- la cultura, la cucina, la lingua e le tradizioni.
Cosa significa appartenere a una terra che molti non hanno mai conosciuto?
Diaspora arabo-ebraica
Prima del 1948, antiche comunità ebraiche vivevano in molti Paesi arabi, parlavano arabo e partecipavano alla vita delle società locali senza scontri.
Dalla nascita dello Stato di Israele, a causa dell’instabilità socio politica che ha creato in tutto il Medio Oriente, centinaia di migliaia di arabi di fede ebraica lasciarono questi Paesi per trasferirsi proprio nel nuovo Stato ebraico.
Ma in Israele l’integrazione fu tutt’altro che paritaria: gli ebrei provenienti dai Paesi arabi (i mizrahi), subirono a lungo discriminazioni e forti disuguaglianze rispetto agli ebrei di origine europea (gli askenaziti).
Questa storia ci ricorda che il Medio Oriente non è mai stato semplicemente “arabo vs. ebreo” o “musulmano vs. ebreo”. Gli arabi e gli ebrei, entrambi semiti, hanno da sempre convissuto nelle stesse terre per secoli. Raccontare la storia palestinese non significa cancellare le altre storie: significa riconoscere la pluralità della regione senza perdere di vista chi è stato privato della propria terra e dei propri diritti, proprio a causa di dinamiche politiche.
Diaspora curda: migrare senza uno Stato
Contesto storico: I curdi rappresentano una delle più grandi popolazioni senza uno Stato proprio. Il territorio storico curdo è oggi diviso principalmente tra:
- Turchia;
- Armenia;
- Iraq;
- Iran;
- Siria.
Le migrazioni curde sono state causate da:
- repressione politica e culturale;
- conflitti armati;
- campagne militari;
- ricerca di sicurezza e opportunità.
La diaspora come conservazione di un’identità transnazionale
Nonostante la dispersione geografica, molte comunità curde mantengono:
- lingua e cultura;
- memoria collettiva;
- organizzazioni comunitarie.
Come si costruisce un’identità quando il proprio territorio è frammentato tra Stati?
Diaspora egiziana: la migrazione tra lavoro e mobilità globale
Contesto storico: La migrazione egiziana ha caratteristiche diverse: spesso non nasce dall’esilio forzato, ma da motivazioni economiche e sociali. Dagli anni ‘70 molti egiziani hanno migrato verso:
- Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati);
- Europa;
- Nord America.
Le cause principali:
- formazione universitaria;
- ricerca di lavoro;
- migliori condizioni economiche.
La diaspora come rete tra Paese d’origine e Paese di arrivo
Molte comunità egiziane mantengono un forte legame con l’Egitto attraverso:
- rimesse economiche;
- viaggi frequenti;
- reti familiari transnazionali.
Si può vivere tra due Paesi contemporaneamente?
Diaspore nordafricane: il Mediterraneo come spazio migratorio
Contesto storico: Le migrazioni nordafricane verso l’Europa hanno una lunga storia, particolarmente legata al periodo coloniale e post-coloniale. Attualmente, un po’ come l’Egitto, si tratta prevalentemente di spostamenti legati a motivi economici e di lavoro.
A partire dal secondo dopoguerra, molti migranti provenienti da:
- Algeria;
- Marocco;
- Tunisia
si sono trasferiti soprattutto verso:
- Francia;
- Belgio;
- Italia;
- Spagna.
Inizialmente come migrazione lavorativa, queste comunità sono diventate stabili con la nascita delle seconde e terze generazioni.
La diaspora come costruzione di identità ibride
Le nuove generazioni spesso vivono tra più appartenenze:
- cultura familiare;
- società del Paese di nascita;
- identità mediterranea.
Appartenere a più luoghi significa appartenere meno o avere più radici?
Dalla hijra del VII secolo alle diaspore contemporanee, migrare ha sempre significato molto più che spostarsi da un luogo all’altro. Le migrazioni raccontano perdita e speranza, memoria e trasformazione, ma soprattutto la capacità delle comunità di ricostruire appartenenze anche lontano dalla propria terra d’origine.




















Il prossimo appuntamento con la rubrica “Migrazioni, identità e resistenza nel mondo arabo” sarà martedì 13 ottobre. Continuate a seguirci sui nostri canali social Facebook e Instagram per non perdervi il prossimo approfondimento!