Quanto si cambia, anzi, quanto si cresce nel lasciare casa propria e vivere in un Paese sconosciuto da minore straniero non accompagnato? In questo contributo inserito nell’ambito della rivista “SAI OLTRE?“, sono riportate le parole e riflessioni sul tema di chi quel percorso l’ha vissuto in prima persona.
Guardando una foto che mi hanno scattato durante un progetto con altri ragazzi, mi sono accorto di quanto sono cambiato. Mi sono rivisto com’ero quando sono arrivato in Italia e ho pensato proprio questo. Il mio viso, il mio corpo, perfino il mio modo di pensare, tutto è diverso, ma dentro di me sento ancora la stessa voglia di crescere, di sentirmi libero.

Sono arrivato in Italia nel 2022, ed è stato un po’ come se fosse già tutto scritto. Non volevo andare via. Non capivo perché avrei dovuto lasciare la mia casa, la mia famiglia, gli amici. Mi dicevano che qui ci sarebbe stata una vita migliore, ma io non sapevo nemmeno cosa volesse dire “migliore”.
Quando sono arrivato, mi sentivo piccolissimo. Non conoscevo la lingua, non sapevo se le persone mi avrebbero accettato, se sarei stato bene, avevo tanta tristezza dentro e mi sentivo perso.
Ma oggi, guardando quella foto, capisco che sono cresciuto tanto. Sono diverso, sono cambiato, in meglio. Anche se per gli altri sono ancora un “bambino”, io dentro mi sento già grande. Più grande di quanto immaginavo.
A volte penso che sarei voluto rimanere in Egitto, tra le cose che conoscevo, a casa mia, ma la verità è che non posso più tornare indietro. Ho imparato a camminare con le mie gambe, ho imparato a parlare una lingua che prima non conoscevo, e a fare cose che un tempo sembravano impossibili, contando sulle mie forze.
Spero che un giorno, guardando ancora questa foto, vedrò un giovane uomo forte, autonomo, che ha affrontato tutte le sue paure e ha imparato a vivere con il suo passato e con il futuro che sta costruendo. E magari, in quel momento, capirò che ogni passo che ho fatto, ogni sacrificio che ho vissuto, mi ha portato a diventare la persona che sono.
Non voglio più essere solo il “piccolo” che tutti vedono. Voglio essere grande. Voglio essere qualcuno che può fare la differenza, che può scegliere la sua strada, che può guardarsi allo specchio e dire sì, sto realizzando i miei sogni. Nella comunità in cui vivo adesso, sui muri del corridoio fuori dalla mia camera, ci sono alcuni quadri con delle scritte in diverse lingue, anche in arabo. Mi hanno detto che è il testo di una canzone italiana che sto ascoltando spesso:
“E la vita è così forte
Che attraversa i muri
Per farsi vedere
La vita è così vera
Che sembra impossibile
Doverla lasciare
La vita è così grande
Che quando sarai
Sul punto di morire
Pianterai un ulivo
Convinto ancora di
Vederlo fiorire
Sogna, ragazzo, sogna
Passeranno i giorni
Passerà l’amore
Passeran le notti
Finirà il dolore
Sarai sempre tu
Finirà il dolore
Sarai sempre tu
Sogna, ragazzo, sogna
Piccolo ragazzo
Nella mia memoria
Tante volte tanti
Dentro questa storia
Non vi conto più
Sogna, ragazzo, sogna
Ti ho lasciato un foglio
Sulla scrivania
Manca solo un verso
A quella poesia
Puoi finirla tu…”
Sono arrivato in Italia senza volerlo, ma, ora che sono qui, non vedo l’ora di scoprire che cosa mi riserva il futuro. E forse, un giorno, quando mi guarderò ancora in una foto, sarò finalmente felice di vedere l’uomo che sono diventato.
A cura di Mohammed E. e Ornella E.