“SAI OLTRE?”: Uno sguardo al passato

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In questo ulteriore contributo della rivista “SAI OLTRE?“, affrontiamo il tema della colonizzazione, dell’imposizione della sovranità di Paesi europei su Paesi d’oltreoceano con mezzi militari e modalità aggressive, mirate alla sottomissione degli autoctoni. Perché parlarne vuol dire non dimenticare ed essere consapevoli del passato.

colonizzazione

Le Enciclopedie definiscono la colonizzazione come un processo di espansione politica ed economica di uno Stato su altri territori, geograficamente distanti, delle cui risorse poter usufruire. Se, però, anticamente i popoli colonizzatori si insediavano in luoghi scarsamente abitati, trasferendovi istituzioni e costumi, le colonizzazioni moderne si sono basate sull’imposizione della sovranità di Paesi europei su Paesi d’Oltreoceano con mezzi militari e modalità principalmente aggressive, mirate alla sottomissione degli autoctoni.

In tal senso, noi italiani, ma anche gli europei tutti, abbiamo molto su cui riflettere, nonostante la comune tendenza a volerci ergere a benefattori dei popoli africani, che pur rimbalziamo tra le coste dell’uno e dell’altro confine, come se si trattasse di merce in sovrannumero, con un’unica differenza: che, se di merce si fosse trattato, l’avremmo tutti rivendicata.

Ma cosa tanto ci inorgoglisce delle attuali accoglienze e delle antiche colonizzazioni? Forse l’aver sfruttato le economie locali, l’aver sottoposto gli indigeni al lavoro forzato, l’aver depredato il sottosuolo; o magari l’aver ridotto intere famiglie in schiavitù, averne violentato le donne e terrorizzato i figli, l’esserci spartiti l’intero territorio come fosse un’invitante torta da dividere in fette, l’aver violato patti internazionali solo per affermare la supremazia sulla fetta più succulenta.

Infiniti sono i casi storicamente accertati, di cui tutte le nazioni europee si sono macchiate e rese protagoniste, giustificandosi con la scusa che:

“Compete alle razze superiori un diritto, cui fa riscontro un dovere che loro incombe: quello di civilizzare le razze inferiori” (Jules Ferry, 1885)

Indistintamente Austria, Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Spagna, hanno contribuito alla devastazione e depredazione di interi Paesi: Algeria, Congo, Eritrea, Somalia, Libia. Etiopia, Angola, Mozambico, ecc.; Paesi che, tuttora, subiscono lo strascico di indicibili crimini di guerra, portando le cicatrici di ferite che, probabilmente, contribuiamo ancora oggi a mantenere aperte. Abbiamo dimenticato o, forse, finto di dimenticare, il genocidio avvenuto in Congo da parte dei belgi, che ha contato tra i tre e i dieci milioni di vittime, così come lo sterminio di oltre 80mila componenti della tribù degli Herero, in Namibia, per mano dei tedeschi, che precorsero le violenze naziste, deportando e uccidendo gli allevatori namibiani in veri e propri campi di concentramento. Abbiamo rimosso le memorie delle barbarie commesse dagli italiani in Etiopia, dove furono impiegate armi chimiche, pur formalmente vietate, ed eliminati selvaggiamente migliaia di religiosi; ugualmente, i francesi causarono la morte di oltre 100mila malgasci, molti dei quali presi in ostaggio, trasportati sui vagoni bestiame dei treni, poi fucilati e gettati in fosse comuni.

Insomma, siamo responsabili di gravi atrocità, torture, mutilazioni, deportazioni, violazioni dei diritti umani, schiavitù, svariate brutture che, nonostante il tempo, non potranno mai davvero essere rimosse, ma funzioneranno sempre proprio come i nostri vecchi rullini, in cui l’immagine catturata, dopo lo scatto, sembrava poi scomparsa, ma riaffiorava chiara e nitida quando, con i giusti strumenti, veniva trattata ed esposta nella camera oscura. Lo strumento migliore di cui disponiamo, per non dimenticare, è la parola che, insieme all’informazione, ci rende liberi e consapevoli di conoscere e apprendere dal passato.

A cura di Lamin J. e Ilaria T.

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