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“SAI OLTRE?”: Tra stoffa e voce, il racconto di Nawa

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In questo ulteriore contributo della rivista “SAI OLTRE?”, ragazzi, educatori ed educatrici del SAI MSNA della cooperativa sociale C.A.P.S. hanno intervistato una giovane donna ed imprenditrice senegalese, arrivata in Italia nel 2013, per parlare della sua storia e dei molteplici ruoli che le donne possono rivestire nella società.

La donna ha da sempre avuto molteplici ruoli all’interno della società, che vanno dall’essere madre, moglie, professionista e poi si espandono negli ambiti più disparati, eppure, nonostante tutto questo sia evidente, sentiamo che, in materia di riconoscimenti, si debba fare ancora qualche passo in avanti.

Quindi, ci siamo chiesti se ci fosse qualcuno con cui poterci confrontare su diverse tematiche, una donna a cui poter dare voce. Nawa è una madre, una moglie, un’imprenditrice e una mediatrice interculturale. Arrivata dal Senegal alla fine del 2013, dopo un lungo percorso e un duro lavoro, è riuscita a realizzare il suo sogno e ad aprire un negozio.

Nawa, volevo chiederti: se intendessimo la società come l’insieme del mondo del lavoro, della vita sociale e familiare, cosa dovremmo fare noi donne per fare quel passo in avanti? Oppure, abbiamo già avuto tutto?

Non ci hanno dato tutto, noi “siamo tutto”!

Io non cerco qualcuno che mi valorizzi, perché io stessa sono già valorizzata, sono una mamma, una mediatrice, un’imprenditrice, una moglie, una sorella, sono tutto! Ho già il mio ruolo ed è vero che ogni tanto bisogna farlo valere e siamo noi che dobbiamo farlo, “essendo” nel ruolo stesso, come persone, come qualcosa di unico, perché siamo noi a dare la vita. Per questo, secondo me, siamo tutto. Noi siamo il “sé mamme”!

Ma non dobbiamo dimenticarci della presenza di un fattore culturale: in Africa, l’uomo non dice che si confronterà con la propria moglie prima di prendere una decisione, anche se alla fine è sempre così. C’è un detto che recita: “ma wakhtan ak sama ngeganay”, che tradotto vuol dire “io stasera ne parlerò con il mio cuscino”. Ma sappiamo bene chi è il cuscino, Dio ha dato alla donna questo potere, e quando la donna ne è consapevole può andar bene, ma se non lo è, allora c’è un problema.

Ora invece, parliamo di migrazione, un fenomeno che ci interessa da sempre e che dovrebbe essere considerato come qualcosa di naturale e non etichettato come sbagliato, anche perché noi italiani siamo stati migranti a nostra volta. Quindi ti chiedo, dal tuo punto di vista, cos’è cambiato, e cosa no, di questo fenomeno da quando sei arrivata in questo Paese?

Rispondo a quando hai chiesto perché si vede la migrazione come qualcosa di sbagliato; dovremmo fare un passo indietro e studiare un po’ di storia, bisognerebbe conoscere i propri antenati, per capire e ricordarsi che il mondo ha sempre funzionato in questo modo. Poi, se vogliamo parlare di cambiamenti, uno è nelle persone: prima c’era tanta ignoranza da combattere. Bisogna dire che ora, invece, vedo che la gente sta imparando che è importante avere la migrazione, avere una diversità in un paese, senza la quale mi chiedo: dove si va?

La diversità non è solo tra italiani e africani, ma anche tra i diversi Paesi africani, con la propria lingua e la propria cultura. Si sa che rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia è più povera e si viaggia anche di meno; quindi, un italiano del Sud ha più difficoltà a capire e, per questo, ignora tante cose, se giornalmente si deve preoccupare della sua vita e dei suoi problemi.

Esistono però, da sempre, il bene e il male; con la migrazione e la presenza della multiculturalità possiamo avere la possibilità di dialogare, scambiarci pensieri ed esperienze, e questo è molto importante.

Il razzismo cos’è? È quando si dice: “io so tutto, ma non mi interessa, non mi piace!” e davanti a questo tipo di pensiero non puoi fare nulla; ma, se sei ignorante perché non conosci, allora sì, tutto questo può aiutarti a capire che siamo uguali, che il mio sangue è rosso come il tuo.

Una cosa però voglio puntualizzarla: non tutti scappano dalla povertà e dalla guerra, alcuni vogliono solo cambiare Paese e farsi una vita, come chi prende uno zaino, una bici e delle scarpe e va a fare il giro del mondo. Viaggiare è un diritto dell’uomo, e se durante il mio viaggio dovessi trovare un Paese dove voglio restare, devo poterlo fare, perché migrare è un diritto ed esiste in ogni Paese; come gli abitanti della Guinea che vengono in Senegal per lavoro, come gli italiani che andavano in America per fare quello che gli americani non volevano fare, questo fa parte della storia del mondo: così è sempre stato e così sarà.

A cura di Oumar S., Zakaria C. e Lucia G.

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