“SAI OLTRE?”: Kirikù e Atreyu, il coraggio dei piccoli

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In questo articolo della rivista “SAI OLTRE?“, realizzata da ragazzi ed educatori del SAI MSNA della cooperativa sociale C.A.P.S., parliamo di fantasia, di coraggio, di sogni e speranze, attraverso il racconto de “La Storia Infinita” ed altri immaginari fantastici.

coraggio

Kirikù è un bambino prodigioso, nato già in grado di parlare e di riflettere sui mali che affliggono la sua terra, un piccolo villaggio africano in cui vivono ormai solo donne, anziani e bambini; un villaggio governato dalla paura, a causa della malvagia strega Karabà, che ha sconfitto e divorato tutti gli uomini che hanno osato sfidarla, prosciugando la fonte d’acqua che nutriva la gente, di cui, infatti, ora si abbevera un terribile mostro. Nessuno più osa ribellarsi alla strega, ma Kirikù, tanto piccolo quanto coraggioso, si domanda perché Karabà sia così perfida e decide, perciò, di intraprendere un pericoloso viaggio verso la Montagna Proibita, dove vive, da molto tempo, il suo vecchio e saggio nonno. Nel corso del suo viaggio, il piccolo eroe affronta gravi pericoli, attraversando la propria paura e mai negandola, ma usandola come strumento per essere determinato e sconfiggere ogni ostacolo. Riuscito ad entrare nel palazzo della strega Karabà, Kirikù scopre la verità che si nasconde dietro la cattiveria della strega: Karabà, ormai da molto tempo, soffre a causa di una dolorosa spina conficcata nella sua schiena, che, una volta rimossa, consente la rottura del maleficio che attanaglia il villaggio e libera la sua gente dalla paura e dalla carestia. Kirikù, indipendente e sorprendentemente coraggioso, cerca, fiducioso, risposte alle sue domande per salvare, onostante la sua tenera età, il mondo degli adulti, che, divorati da dubbi e timori, restano paralizzati e impotenti. Il film d’animazione di Michel Ocelet, prodotto nel 1998, ci insegna i valori dell’autonomia, della fiducia in se stessi, dell’audacia e della saggezza, ricalcando, in molte sue sfaccettature, il racconto del film “La storia infinita”, prodotto solo dieci anni prima, nel 1984, da Wolfgang Petersen, a sua volta tratto dall’omonimo romanzo fantasy pubblicato nel 1979 per mano di Michael Ende.

Come molti di noi sanno, in “La storia infinita”, Bastian è un ragazzino timido che vive in un contesto familiare e sociale che lo spingono a rifugiarsi nella lettura, che lo catapulta in un mondo magico e fantastico; un mondo che Bastian scopre essere molto più reale di quanto potesse immaginare, al punto tale da scoprire di esserne lui stesso l’eroe, insieme ad Atreyu. Atreyu è un giovane guerriero del regno di Fantàsia, da tempo minacciato da una forza oscura, il Nulla, che lo sta distruggendo, ammalando gravemente anche colei che lo governa, la Bambina Imperatrice, la cui vita è in profondo pericolo. Atreyu, nonostante la paura, attraversa il regno alla ricerca del Nulla, per comprenderlo e conoscerne l’origine, affrontando deserti, paludi, luoghi spaventosi e svariate creature magiche, per raggiungere, solo alla fine, una scomoda verità: il male che sta devastando Fantàsia è la perdita dell’immaginazione, dell’empatia e della speranza, che alimenta, allo stesso tempo, una cieca e totalizzante razionalità, che conduce ciascuno a diventare sempre più cinico e disilluso. Bastian e Atreyu scoprono che solo un umano può salvare il regno e collaborano per liberarlo della piaga del Nulla, donandogli nuova speranza e sfidando le brutture del mondo reale che si riflettono e devastano quello dell’immaginazione.

Kirikù, Bastian e Atreyu, da angoli opposto del mondo, ci insegnano l’eroismo dei piccoli che, in un mondo adulto assuefatto dalla frenesia, sono in grado di indagare la verità dolorosa celata dietro le vesti della malignità; si dimostrano saggi e maturi contro le sfide di una quotidianità ostile, delineando e affermando con fermezza la propria identità, contrastando i paraocchi di una società oppressa da limiti auto imposti.

E, se ogni racconto è lo specchio del contesto in cui nasce, abbiamo la prova che, in ogni parte di questa Terra, siamo in grado di sognare, sperare, immaginare, alla ricerca di una realtà ancora sconosciuta, che forse solo i più piccoli sono in grado di leggere e insegnarci davvero, al di là di ogni confine geografico.

A cura di Salah Z. e di Ilaria T.

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