25 Gennaio 2026

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“SAI OLTRE?”: Il peso della valigia

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In questo ulteriore contributo nell’ambito della rivista “SAI OLTRE?“, dal titolo “Il peso della valigia”, ragazzi ed educatori del SAI MSNA della cooperativa sociale CAPS riflettono sulla pregressa storia di emigrazione dei cittadini italiani e sul sentimento di fastidio che ciò provocava nei relativi Paesi accoglienti, in maniera assai simile al clima che adesso, a parti invertite, si respira in Italia.

Sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua e molti di loro puzzano, perché indossano gli stessi abiti per settimane. Costruiscono baracche in periferia e vivono ammassati gli uni sugli altri. Si presentano, in genere, in due, e poco dopo diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili eccetto quando chiedono l’elemosina con toni lamentosi. Le nostre donne li evitano perché si è diffusa la voce di ripetuti stupri. I politici hanno aperto troppo presto gli ingressi alle frontiere.”

Se, leggendo, potremmo avere la sensazione che si tratti dell’estratto di una delle interviste della nostra politica, così non è, tanto che, proseguendo, il documento recita: “Questi italiani stanno facendo degli Stati Uniti una discarica per cittadini indesiderabili”.

peso

Ebbene, questo testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani e risale al 1912. Dopo tutto, non sembriamo aver fatto buon uso della storia delle nostre stesse famiglie, non sembriamo ricordare che i flussi migratori hanno origini lontane e ragioni significative, né che i migranti, da qualunque luogo provengano, non si spostano per il semplice piacere di farlo o per visitare nuovi angoli del mondo. Si fugge da guerre, povertà, terrorismo e persecuzioni, ma anche per cercare un luogo che renda in grado di mettere a frutto le proprie capacità, di appagare le proprie aspirazioni. Riflettendo, potremmo prendere consapevolezza del fatto che nessuno possiede davvero una casa, ma possiederà sempre delle radici da portare con sé per ricordare da quale storia è partito e lasciarsi guidare ovunque arriverà, concedendosi di abbandonare l’egoismo e di abbracciare la conoscenza di nuovi popoli, lingue e culture. Nonostante il mondo sia naturalmente nato come luogo di condivisione, in cui contribuire ad un’atmosfera di armonia, felicità, solidarietà e reciproco altruismo, e, nonostante questa sia la verità raccontata e trasmessa di generazione in generazione, è una verità che non abbiamo più voglia né tempo per conoscere e ricordare, affidandoci a storie non reali, derivanti da strumentalizzazioni politiche e sociali.

È per questa ragione che spesso molti europei pensano che gli “stranieri” debbano restare a casa propria, alzando muri di rifiuto e chiusura, limitandosi a criticare e denigrare chi non possiede una casa, a tenerlo a distanza, a cacciarlo, addirittura, senza soffermarsi sui motivi né sui suoi futuri obiettivi di vita.

L’ironia di tutto questo sta proprio nell’aver dimenticato la nostra storia di migranti e immigrati, il dolore di intere famiglie che hanno subito la stessa sofferenza dei propri figli e nipoti, sapendoli lontani, soli e anche indesiderati; a dispetto di questo, continuiamo a causare la medesima sofferenza ad altre famiglie, ai figli e nipoti di qualcun altro, ad aggravare i dolori di genitori che non conoscono il destino dei propri figli.

Basterebbe smettere di dedicarsi a guerre e interessi personali per desiderare un solo obiettivo comune: che il mondo viva in pace.

A cura di Oumar S., Salah Z. e Ilaria T.

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