25 Gennaio 2026

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“SAI OLTRE?”: Il genoma più antico d’Italia

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Prendendo spunto da uno studio sul genoma più antico d’Italia, pubblicato sulla rivista “Nature Communications”, questo articolo della rivista “SAI OLTRE?” mira a farci comprendere come l’immigrazione non sia un problema da risolvere, bensì una rivoluzione inevitabile da accettare, essendo intrinseca nella storia del nostro Paese e, più in generale, dell’umanità.

Dove comincia il mare? In un luogo molto lontano, chissà dove; ma, sicuramente, un luogo collegato a noi, alla nostra casa. La Terra andrebbe immaginata così: un incontro romantico tra acque e terre emerse, senza inizio e senza fine, in un fluire unico di onde che si arrampicano sugli scogli per sbirciare cosa si nasconde dietro. E noi, come le onde che si arrampicano sugli scogli, dovremmo provare a sbirciare cosa si cela dietro quella che, solo oggi, è diventata la nostra patria.

Un interessante studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista scientifica “Nature Communications”, ad opera delle Università di Firenze, Bologna e Siena, e sotto la guida dei Professori David Caramelli, Stefano Benazzi e Stefano Ricci, ha provato ad aiutarci in questo, scoprendo inaspettati dettagli sulla vita e sulle caratteristiche di un neonato vissuto in territorio pugliese circa 17.000 anni fa e, pertanto, soprannominato “il genoma più antico d’Italia”. Dalla lettura dell’articolo, infatti, emerge il sorprendente ritrovamento di uno scheletro neonatale risalente al Paleolitico superiore e rinvenuto nel sito archeologico di Grotta delle Mura, nei pressi di Monopoli, alla fine degli anni Novanta del secolo scorso. Tali resti ossei, mantenutisi pressoché intatti, sono stati repertati e finemente analizzati tramite metodologie multidisciplinari che hanno visto la convergenza di studi antropologici tradizionali, unitamente a ulteriori studi di geochimica, paleoistologia dentale, paleogenomica e datazione al radiocarbonio, portando alla luce l’esatta datazione e alcune caratteristiche fenotipiche dell’infante. In particolare, attraverso l’analisi dell’osso cranico temporale, è stato possibile ricostruire quasi l’intero genoma del bambino, individuato essere di sesso maschile, che sarebbe stato connotato da occhi azzurri, pelle cardiomiopatia congenita, ovvero una malformazione cardiaca, causa di complicazioni quali aritmie, sincopi, arresti improvvisi e morte precoce, appunto.

Gli esiti emersi dallo studio, dunque, dimostrano come, in epoche preistoriche, presso i nostri territori, fossero stanziate popolazioni dai tratti affini a quelli delle odierne popolazioni africane, frutto dell’arrivo, a quell’epoca, di gruppi balcanici che colonizzarono l’Italia, fornendo altresì utili conoscenze rispetto alle dinamiche sociali arcaiche, nonché alla centralità dell’Italia come territorio di scambio e sulla spinta di un’ondata migratoria proveniente dall’area del Mar Nero e di una riduzione della variabilità genetica tra l’Italia settentrionale e quella meridionale, con quale audacia parliamo oggi di migrazione come se fosse un’emergenza tutta contemporanea?

Come possiamo ancora considerarlo un problema da risolvere piuttosto che un’evoluzione inevitabile da imparare ad accettare?

A cura di Lamin J. e Ilaria T.

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