25 Gennaio 2026

Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

25 Gennaio 2026

Cerca
Chiudi questo box di ricerca.

“SAI OLTRE?”: La prima dichiarazione dei diritti umani è africana

Condividi l'articolo

“La prima dichiarazione dei diritti umani è africana”, articolo inserito nell’ambito della rivista “SAI OLTRE?“, approfondisce origine e scopo della Carta Manden, all’interno della quale è sancito il riconoscimento di principi come la tutela della vita, della libertà e felicità, sebbene in un contesto assai diverso da quello canonico occidentale al quale siamo abituati.

E se vi dicessimo che una delle più antiche Costituzioni della storia, una primordiale Dichiarazione dei Diritti Umani, ha origine proprio nella terra che i colonizzatori ci hanno sempre descritto come “nera” e “selvaggia”?

Popoli primitivi a cui spiegare l’etica e insegnare il buon costume è stata la fotografia di un’Africa che per anni gli occidentali si sono raccontati, coloro che, per giustificare l’invasione disumana di una terra, hanno dovuto inventarsi di civilizzare un popolo che di civiltà era privo.

Ebbene: è proprio in quella terra senza morale né storia che ha origine, nel XIII secolo, la Carta Manden o di Kurukan Fuga, un insieme di leggi che regola la vita della società per intero, mostrando a gran voce come il riconoscimento dei più importanti diritti, quali quelli a tutela della vita, della libertà e della felicità, non solo non sia conquista e patrimonio esclusivo della cultura europea occidentale, ma anche come tale conquista civile anticipi addirittura di secoli la moderna sensibilità verso alcuni istituti giuridici e diritti umani come sono intesi nella cultura contemporanea occidentale.

È nell’epoca medievale, un periodo di grande splendore nell’Africa occidentale sub-sahariana, che Sundjata Keita, primo Imperatore del Mali, dopo la battaglia di Kirina nel 1235, convocò i rappresentanti di tutti gli imperi che si stavano riunendo nell’Impero del Mali per presentare e discutere gli editti elaborati grazie al contributo di un Griot, il suo consigliere Balla Fassekè. Una carta che fu “detta”, “proclamata”, ma potremmo anche dire, in una cultura che non conosceva l’uso della scrittura, metaforicamente scritta nella memoria di un popolo su una “radura di granito”, questo il significato letterale di Kurukan Fuga, la pianura nel Mali sub-occidentale dove si riunì la federazione dei clan mandinka, sancendo quelli che di lì in poi sarebbero state le leggi a tutela di una pacifica convivenza sotto un unico governo. Gli editti, figli di una tradizione orale, non trascurano nessun aspetto della vita; spaziano dall’organizzazione sociale ai diritti e doveri della persona, dall’esercizio del potere ai diritti economici e il lavoro, dal ruolo delle donne nella società alla famiglia, alla cultura della tolleranza, dalla politica nei confronti degli stranieri alla tutela dell’ambiente e alla gestione dei conflitti.

La nuova morale degli uomini dell’Impero, dunque, si basa su editti quali il numero 7, che dichiara: “Nessuna divergenza deve degenerare in quanto la regola è il totale rispetto dell’altro” e fa, pertanto, appello ai valori di reciproco rispetto e tolleranza, in sintonia con l’editto 22, che sancisce un altro importante principio tradizionale: “la vanità è segno di debolezza, l’umiltà è grandezza”; e ancora, promuove espressamente la solidarietà tra persone. Si codifica, con l’editto 31, un’altra importante norma: “Veniamo in aiuto di chi ha bisogno” e, con l’editto 5, il cuore della convivenza civile: “Tutti hanno diritto alla vita e alla conservazione dell’ integrità fisica. Attentare alla vita del prossimo deve essere punito con la morte”.

Valori questi che hanno resistito al passaggio dei secoli e, dopo più di 800 anni, rimangono intessuti e rispettati nella cultura mandinka, superando le contingenze di un periodo storico e proteggendo i diritti connaturali dell’essere umano. Per quanto, però, conosciuta e rispettata nella cultura mandinka, viene resa maggiormente nota nella cultura occidentale contemporanea quando l’Unesco, nel 2009, la iscrive nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità, poiché consacra la vita umana, la fratellanza universale, il rispetto e la tolleranza, nonché la rettitudine morale e la libertà: capisaldi fondamentali dei diritti umani universali.

A cura di Oumar S. e Doriana L.

logo welfare post bianco

sei tu!

Informare e tenere aggiornata la cittadinanza in merito di welfare e politiche sociali non è facile. La nostra redazione è sempre pronta ad accogliere suggerimenti, segnalazioni e idee da approfondire, per essere sempre al passo con i tempi e le necessità delle persone. Contribuisci con la tua esperienza a rendere Welfare Post un luogo migliore.