16 Febbraio 2026

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“SAI OLTRE?”: L’Africa nella musica italiana

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In questo ulteriore contributo della rivista “SAI OLTRE?“, realizzata da educatori e ragazzi del SAI MSNA della cooperativa sociale C.A.P.S., parliamo di musica, in quanto veicolo di comunicazione e trasmissione di tradizione e racconti generazionali.

musica

Contaminazioni musicali tra lingue e suoni

Nel continente africano, la musica ha sempre costituito un importante veicolo di comunicazione e trasmissione di vecchie tradizioni e racconti generazionali, con la finalità di preservare la propria identità culturale e diffondere le proprie origini. La musica accompagna ogni gesto della vita quotidiana; i canti si propagano nei campi, conferendo forza e alleviando il lavoro e la fatica degli agricoltori; i suoni, prodotti da tipici strumenti musicali, rallegrano e sollevano i pastori dalla solitudine; canzoni di lode accolgono festosamente nei villaggi i cacciatori giunti con un ricco bottino.

Il fascino esercitato dai ritmi tribali e dai suoni battenti di tradizione africana ha da subito ispirato numerosi artisti italiani, che sperimentano la commistione di sonorità, ibridano le lingue e abbattono i confini musicali. Nel 2007, il noto cantautore italiano Eugenio Bennato propone il brano “Ritmo di contrabbando”, che unisce abilmente il ritmo della tarantella a quello ancestrale dell’Africa, contaminando il testo con una parte cantata in lingua swahili e rappresentando un importante tentativo di incontro culturale e linguistico. In tale scenario, emerge anche il duo italiano C’mon Tigre che, con il brano “Federation Tunisienne de Football” del 2014, combina il jazz con la musica elettronica, ricorrendo all’uso di strumenti a percussione di origine africana, quali le marimbas, e introduce un’inedita contaminazione di suoni, mescolando generi musicali diversi attraverso il timbro caldo e il ritmo incalzante e spasmodico degli strumenti musicali di matrice tipicamente africana. In questo clima di grande fermento culturale, spicca, per particolare originalità e immaginazione futurista, la cantante e beatmaker italiana di origine liberiana, Karima 2G, che, nel 2018, pubblica il brano “Malala”, con il quale fonde l’inglese degli afroamericani, retaggio linguistico della tratta Atlantica, con la propria lingua d’origine, cantando così in Pidgin English-Liberian, e si avvale di un innovativo strumento musicale elettronico, una drum machine, che imita e riproduce le percussioni ritmiche africane, come quelle del tradizionale balafon.

Questi artisti sono accumunati dalla ricerca di nuovi linguaggi musicali e dalla scoperta di comuni origini strumentali, che riducono le distanze culturali e creano un legame tra popoli diversi, per mezzo del potere e della bellezza della musica. È un messaggio di pace e speranza, che lo stesso cantante e musicista maliano, non vedente, Amadou Bagayoko, ci lascia in eredità, dopo la sua recente dipartita, e ci trasmette con il brano “Mogolu” del 2024, ‘gente’ in lingua bambara, con il quale celebra gli incontri umani e la diversità, lasciando immaginare mondi diversi con il desiderio irrefrenabile di unirsi nella danza a ritmo della stessa musica.

A cura di Oumar S. e Maria P.

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