C’è un silenzio che non fa rumore, ma pesa. È quello che cresce un po’ ogni giorno, fino a diventare un muro.

Dietro quel muro c’è chi smette di uscire, di parlare, di incontrare gli altri. Chi si chiude in una stanza e guarda il mondo da lontano, come se non gli appartenesse più.
Sono gli hikikomori: ragazzi e ragazze che si ritirano piano piano dalla vita sociale. All’inizio sembra solo bisogno di stare un po’ da soli. Poi arriva l’ansia, la paura, il sentirsi fuori posto. Finché quella porta si chiude e non si apre più.
Dietro quella porta ci sono fragilità profonde: la paura di non essere all’altezza, il peso delle aspettative, la fatica di un mondo che corre troppo. E c’è la solitudine, quella che ti fa credere che stare da soli sia più sicuro che stare male.
Ma in quel silenzio c’è anche una voce che chiede aiuto.
Non per scomparire, ma per essere vista.
Per essere accolta, senza giudizio.
Perché chi si isola non vuole sparire: vuole solo sentirsi al sicuro, capito, ascoltato.