Lavorare sul campo non è facile da spiegare. Non esistono schemi ricorrenti, una giornata non è mai uguale all’altra…così come le persone che si incontrano. Ma parlarne da dietro una scrivania sarebbe troppo facile. C’è chi, come Marcello, operatore dell’Unità di Strada “Care for People”, la strada la percorre ogni giorno e ha deciso che aiutare sarebbe stato il proprio lavoro.
Definisci “persona senza dimora”: soggetto che vive non solo la mancanza di una dimora fisica, ma anche una condizione di povertà materiale e immateriale, esclusione sociale, e disagio affettivo e relazionale.
Eppure durante i servizi itineranti che vengono svolti quotidianamente dalle Unità di Strada la questione è più “complicata” di una mera e apparentemente esaustiva definizione. Gli operatori di strada sono portatori di un ascolto e di un tempo che il più delle volte molte persone senza dimora non ricevono mai stabilmente. Eppure, questo ascolto, questo tempo vengono donati, erogati e trasmessi con professionalità da chi ha in mente un processo che porta a una graduale soluzione, da chi è consapevole che i servizi sociali istituzionali ci sono anche durante la più motivata sfiducia. Non tutte le persone senza dimora sono pronte ad accettare all’interno delle loro più inscrutabili complessità questa “dimostrazione” di aiuto, questo “rifornimento” di tempo e ascolto da chi ogni giorno lavora con i problemi delle persone.

Ed è così che capita che qualcuno non ce la fa nonostante tutto il supporto che riceve. Ed è così che qualcuno resta fermo nonostante tutte le indicazioni per andare avanti. Ed è così che qualcuno a cui si impara a voler bene non solo nella relazione di aiuto se ne va nonostante la sentita presenza degli operatori di strada specialisti di ascolto e tempo “qualificati” sul campo.
Ancora oggi si dovrebbe aggiornare la definizione di senza dimora e costruirla al di là delle opere degli addetti ai lavori; perché non è solo un protocollo ma uno sguardo che va ben oltre le più catalogate indigenze.
Definisci “persona senza dimora”: colui che riceve uno sguardo profondo, complesso e mai in superficie, dentro un mondo dove i bisogni non sono solo bisogni ma persone, persone così vicine quanto “distanti” da ciò che siamo.